La manifestazione del centro-destra a Roma 


750.000 secondo la Questura, 2.200.000 secondo gli organizzatori: il solito balletto delle cifre, dopo la manifestazione organizzata il 2 dicembre 2006 dall'opposizione per contestare la legge finanziaria del governo Prodi (e per contestare, già che c'erano, anche il governo in sé).  

Le immagini aeree hanno mostrato piazza  San Giovanni completamente piena,  e i cortei cercavano ancora di affluire dalle vie adiacenti.   Da varie inquadrature, si è visto che tra i manifestanti non c'erano spazi vuoti, e che la densità, sulla piazza, era notevolissima: per questo - paragonando queste immagini a quelle di precedenti manifestazioni sulla stessa piazza - possiamo ritenere che vi fosse certamente più di un milione di persone, anche se la stima di "oltre 2 milioni", annunciata dal palco da Silvio Berlusconi, appare eccessiva.  
Si è trattato, in ogni caso, di una manifestazione dalle dimensioni storicamente rilevanti.  

Ancor più rilevante dal punto di vista politico, perché, se la sinistra e i sindacati riescono tradizionalmente ad aggregare folle enormi per proteste e celebrazioni, la destra (quella che si riconosce o riconosceva nei partiti della Casa delle Libertà) ha una base solitamente restìa a scendere in piazza.  
E il fatto che la maggioranza dei manifestanti non fosse costituita da militanti dei partiti, lo si poteva intuire dallo scarso apprezzamento espresso per i discorsi dei leader: non hanno coinvolto tutta la piazza, gli applausi e le ovazioni alla fine di ogni frase pronunciata da Berlusconi (che tipicamente separa ed accentua le ultime parole per chiamare l'applauso) , così come il consenso "a prescindere" per le parole di Fini è venuto solo dai militanti di An, mentre il resto della piazza si è limitato ad applaudire le frasi di contestazione del governo Prodi.
Il discorso di Bossi, breve e piuttosto semplice (con anche un paio di battute che hanno rianimato la piazza) sembra essere piaciuto di più, se non altro per le caratteristiche del personaggio.

Le reazioni della maggioranza sono state varie: istituzionali quelle di Prodi, Marini e Bertinotti prima della manifestazione, mentre successivamente lo stesso Prodi si è lasciato andare a considerazioni più "politiche".
In generale, il centro-sinistra ha adottato una strategia di contrattacco: la manifestazione è stata rilevante, un grande momento di democrazia, ma ha messo in mostra l'assenza di un programma alternativo e le divisioni all'interno dell'opposizione, hanno più o meno detto tutti i leader della maggioranza, riferendosi alla contemporanea manifestazione dell'UDC a Palermo. 

Nelle ore successive, però, anche nella maggioranza si è cominciato a vedere un certo scollamento: dopo Capezzone, che da subito aveva invitato il governo a riflettere, anche Di Pietro (che invece sulle prime l'aveva definita una "manifestazione di cartapesta") ha detto che qualcosa dovrà cambiare, nella linea del governo.   Mastella, seguito a ruota da vari DS,  si è successivamente aggregato a quanti invocano una riflessione seria nella maggioranza e invitano a non sminuire la manifestazione.   Pur aggiungendo un invito alla coesione ("Prodi dia una strigliata a noi tutti", ha detto Mastella).

In sintesi, si può ritenere che la folla affluita a Roma il 2 dicembre abbia:
a) rafforzato la leadership di Berlusconi
b) indebolito se non distrutto la Casa della Libertà, a causa dell'assenza dell'UDC
c) confermato l'impopolarità del governo
d) rafforzato le varie voci d'opposizione nella maggioranza

Nei discorsi dei leader del centro-destra (a parte il "tegn dür" di Bossi) si possono individuare le linee fondamentali del programma, quando si riproporrà per il governo: in sintesi - lo ha detto Berlusconi - si tratta di una linea di continuità rispetto a quanto fatto nel corso della legislatura precedente.
È stato confermato il programma di taglio delle aliquote fiscali, confermati i programmi delle grandi opere, e poi
 sostegno alla famiglia tradizionale, finanziamenti alle scuole private (=libertà di scegliere una scuola di qualità, nelle parole di Berlusconi)...
Ma, in misura prevalente, si è trattato di una classica manifestazione di protesta: il "no" alla finanziaria era la principale ragione - se non l'unica - per la quale quella gente è affluita a Roma: in effetti, gli applausi più forti si sono sentiti dopo le frasi di contestazione del governo, mentre le proposte programmatiche sono passate inosservate.
Il che è normale, essendosi trattato di una tipica manifestazione di protesta, e non di un comizio in campagna elettorale.  

Per il momento, l'impopolarità di Prodi  è un fattore aggregante nel centro-destra, così come lo è stato (e in parte lo è ancora) l'anti-berlusconismo per il centro-sinistra.